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La vigilia di Santa Cecilia
venerdì 21 novembre 2003
quest'anno l'Associazione "Delfini Erranti"
vuole prepararsi alla vigilia di S.Cecilia
regalando un pò di profumi e di sensazioni nostrane :-)

Iniziamo stasera con la già annunciata intervista
al Presidente dell'Associazione "Taranto Centro Storico"

ENZO RISOLVO

su ERRADIOBLU :-)












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Le Pastorali
Quanno nascette Ninno - Tradizionale campana
Santa Notte - Franz Gruber
La notte di Natale - Tradizionale Piemontese
Novena siciliana - Tradizionale sicilianno
Bianco Natale - Irving Berlin
Lu prisepiu - Tradizionale pugliese
Tu scendi dalle stelle - S. Alfonso Maria dè Liguori
Pastorale di Natale - Tradizionale
Venite Pastori - Tradizionale boemo
Novena ciociara - Tradizionale laziale
Pastorale degli zampognari - Tradizionale


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La leggenda di Santa Cecilia.
(...ovvero come nacquero le pettole)




Narra un'antica leggenda che.

.la notte di Santa Cecilia, una notte tra il 21 ed il 22 novembre di tanti anni fa, in una bellissima città circondata dal mare, la banda municipale, per festeggiare la Santa protettrice dei musicisti, Santa Cecilia per l'appunto, "uscì", alle prime luci dell'alba, per le vie cittadine, suonando canti prenatalizi.

Gli abitanti di quella città vennero svegliati da questi inni ed increduli, ma felici, apprezzarono molto l'omaggio che veniva reso alla Santa.

E' una città questa, adagiata come un fiore in mezzo al mare più bello, gratificata dalla natura di una temperatura mite anche durante l'inverno, proprio per preservare questo bellissimo fiore.

Ma, nella notte dei tempi, le case non erano riscaldate ed il vento, che soffiava dal mare, entrando dalle fessure delle porte e delle finestre, fece si che gli abitanti, ancora assonnati, sentissero il bisogno di qualcosa di molto caldo sia da mangiare che da bere.

E' così.mentre gli uomini incominciarono ad accendere il fuoco ed i bambini sonnecchiavano ancora nei loro lettini, le donne.sempre loro.andarono in cucina e con quel poco che avevano, cercarono di preparare qualcosa di caldo.

Cosa non manca mai in una cucina, soprattutto in una cucina di tantissimi anni fa?

La farina.

Con essa, all'epoca, si preparava il pane fatto in casa. Non mancava, quindi, neanche il lievito.

Ma il tempo per preparare del pane fresco non c'era.

Ed ecco, allora, che l'estro femminile pensò bene di impastare la farina con un po' di acqua calda salata ed un po' di lievito, formando una specie di pastella, che non richiedeva una particolare lavorazione. Il fuoco era acceso, però mancava il tempo per poter infornare questa specie di "pane povero".e così le donne.sempre loro.pensarono di friggerlo.

Olio ben caldo e tante piccole cucchiaiate di pastella, che ci finivano dentro.

La pasta, mentre friggeva, si gonfiava, assumendo le forme più strane. mai che ce ne fosse una che assomigliasse all'altra.

Pochi minuti di cottura ed ecco che questo cibo era già pronto.

Ma sapeva di poco, a dire la verità; in fin dei conti si trattava solo di acqua e farina.

Ma la saggezza popolana, anche se non informata dai mass-media, sapeva che al mattino l'organismo umano ha bisogno di zuccheri.e così.le donne di Taranto, il bellissimo fiore nato in mezzo al mare, cosparsero queste tondeggianti frittelle con abbondante zucchero.

Nacquero così le pettole.

La leggenda non dice (e come potrebbe.), se ancora oggi, questa tradizione viene rispettata, ma narra dei Delfini Erranti ( i tarantini costretti a vivere lontani dalla loro amata città), che, ogni mattina del 22 novembre, ovunque si trovino, svegliandosi, essi sentano la banda suonare e dalla cucina, anche se deserta, provenire il dolce profumo della pettola che frigge.

Non ci credete? Si vede che non siete dei Delfini Erranti.come me.

Lodovisca (una Delfina Errante)



Bologna, 22 novembre 2001



di Lodovisca Sarti


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Ecco come si preparano le pettole
Ingredienti:

1/2 kg. di farina 1 cubetto di lievito di birra
vincotto di fichi olio extravergine di oliva
1 cucchiaino da caffè di sale fino una patata lessa

Preparazione:

In una ciotola molto capiente versate la farina, la patata lessata e passata, un pizzico di sale e il lievito di birra che avrete già sciolto in un bicchiere di acqua tiepida. Con le mani impastate il tutto aggiungendo dell'acqua necessaria ad ottenere una pastella molto fluida. Dovrete letteralmente schiaffeggiarla a lungo. Lasciate lievitare per un paio di ore al caldo ( avvolgete la ciotola con una copertina di lana ). Dopodichè riscaldate per bene l'olio che vi servirà per friggere le pettole. Prendete delle cucchiaiate di composto e friggetele per bene. Per la verità il composto andrebbe preso con le mani. Prendete una manciata di composto, chiudetelo delicatamente nella mano disposta a pugno e tra pollice e indice uscirà una ciliegina di composto che prenderete con le dita inumidite della mano sinistra e che getterete nell'olio bollente. E' importante la temperatura dell'olio; le pettole infatti devono gonfiarsi immediatamente e friggere per pochi secondi giusto il tempo di dorarsi. Otterrete delle nuvolette fritte da mangiare bollenti e da condire in vario modo. I condimenti sono i più vari. Quello tradizionale è il vincotto di fichi ( fatelo bollire per qualche minuto allungato con un pò di acqua e immergetevi per un attimo le pettole che andranno mangiate molto calde ). In subordine è possibile, una volta fritte, cospargerle di zucchero o miele. Come variante potete aggiungere ( magari provate quando stà per teminare l'impasto ) dei filetti di acciuga sottolio. In ogni caso da servire sempre molto calde.

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