di Salvatore Ladiana
Terra di conquista rappresenta la definitiva consacrazione del geniale artista tarantino. La naturale evoluzione del primo demo, Patrune e sotte, che già aveva fatto intuire le notevoli capacità di Fido Guido. La voce “devastante”dall’impressionante carica emotiva ma dalla sorprendente morbidezza, pone Guido su un piano privilegiato rispetto ad altri artisti emergenti. L’artista jonico, nel suo ultimo lavoro, pone la lente d’ingrandimento su tematiche scottanti come l’inquinamento dell’Ilva (Fume scure) con coraggio e classe che da sempre lo contraddistinguono, ma anche sulla “facile repressione” che spesso si esercita con superficialità nelle strade (Puerche). Un disco veramente godibile e mirabilmente arrangiato dove c’è spazio anche per due splendide ballate come Core sus’a core e Da sud a nord dove il cuore di Guido si apre in tutta la sua creativa genuinità. Cruda e struggente Sogna, la melanconica disperazione di chi è costretto a stravolgere la propria vita trasferendosi altrove. La vera chicca “trionfante” a mio parere è invece T’agghie ditte. Un vero e proprio manifesto di denuncia, emblema dell’intelligenza. Un calcio in culo all’ipocrisia che non risparmia nessuno. La cieca società, l’ipocrisia della famiglia come (falso) modello, la (non) politica, il fanatismo religioso e l’ombra asfissiante del Vaticano che “impone” (o vieta?) scelte comportamentali. Un vero e proprio capolavoro dove la splendida voce di Guido riesce a trascinare anima e cuore dell’ascoltatore. Il coraggio dell’artista tarantino in una società come quell’attuale, rasenta l’eroicità, specie se “utilizza” come unico e (apparentemente) innocuo veicolo di messaggio: nu’ suene o ‘na hit. Fido Guido è pronto e noi con gli accendini. Comunione d’intenti. Hasta!
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