Questione di modi, di tempi e di persone.
di Francesco Calia
Il tema di questo numero proponeva: “Riusciremo ad invertire la rotta per evitare il declino?”. Dunque, vediamo: voce del verbo riuscire, indicativo, futuro semplice, prima persona plurale, con un “noi” che dovrebbe precedere il verbo ma che in questo caso, come quasi sempre, rimane invece sottinteso. Ti soffermi un attimo e, chissà perché, ti vengono altri pensieri, altre analisi, non più grammaticali, altre riflessioni. E il “noi” non lo sottintendi più. Senti che quel “noi” conta, pesa, pesa eccome! Riusciremo? Noi? Noi dovremmo riuscire? Noi dovremmo invertire la rotta? Noi? Ti capita, infatti, di volgere lo sguardo e la mente a questi nostri anni, alla realtà impietosa di questi nostri anni, e pensi che forse, e senza forse, sarebbe stato molto più adeguato ed azzeccato metterla così: “RIUSCIRANNO a invertire la rotta etc. etc.?” oppure, che so, “Si daranno la pena di pensare ogni tanto anche a noi, noi così spacconi e innamorati di Taranto ma poi, vai a vedere, così bravi, buoni, disponibili, ubbidienti e servizievoli cittadini? Pronti a celebrare, votare, osannare, ringraziare. Pronti anche a tacere e chinare la testa”. “Se lo porranno mai, anche solo per qualche secondo, il problema del nostro futuro, senza immaginarlo invariabilmente orientato ad usarci, sfruttarci, comprarci, venderci, fotterci ?”. “Saranno mai previsti il rispetto e la difesa della nostra salute, della giustizia, della dignità? Avverrà mai che noi ci si senta ogni tanto trattati come cristiani?”. Mah! Inutile scervellarsi. Tanto il quesito non era così. Il quesito prevedeva e immaginava che fossimo “NOI” gli artefici del nostro destino. Noi molto più coinvolti ed autori della svolta. Noi a cambiare le cose. Almeno qualche cosa. Noi ad invertire la rotta per evitare il declino. Come dire una comunità sull’orlo del baratro che se ne accorge finalmente e decide di cambiare pensieri, azioni, comportamenti, in una parola, mentalità. E se vogliamo significa pure che loro, se tanto mi dà tanto, LORO, i cosiddetti padroni del vapore, possono solo, devono solo andare a vendere lupini. Troppo lungo da trattare, troppo facile da intuire. Ma se quel “noi” ci sbatte contro un muro, non è il caso di deprimersi. Sù con la vita. Qui come altrove dieci o vent’anni sono solo un puntino nell’universo. Qui come altrove del doman non v’è certezza. Intanto il sondaggio incoraggia. Certo un sondaggio è solo una speranza, un pensiero libero, libero da condizionamenti, libero da ricatti, libero da paure, libero da consigli per gli acquisti, un sondaggio è come un sogno e si sa che i sogni quasi sempre muoiono all’alba. Ma intanto il sogno c’è, è quello, non altri. E se è quello e non altri, non si scappa. Visto che è la storia l’unico vero giudice delle azioni delle umane genti, se ne deduce che LORO, non me ne vogliano, loro, con un sondaggio ed un sogno del genere, possono già guardarsi allo specchio e, come detto, andare serenamente a vendere lupini. E noi? Beh, a noi resta da capire se crediamo che a Taranto i miracoli possano ancora accadere. E allora sù, un po’ di ottimismo. C’è un certo Winspeare convinto che, quanto a miracoli, stiamo messi bene.
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