HOME D.E. GUEST BOOK SPORT ISCRIVITI DELFINARIO LINKS COOKIE POLICY


•   MANDURIA (TA): La Coldiretti nella gestione del Parco dei Messapi
•   RICONOSCIMENTO NAZIONALE PER IL PIZZAIOLO TARANTINO PROFESSIONISTA MICHELE DI BARI
•   PULSANO: IL COMUNE FA COPRIRE TUTTE LE BUCHE SU VIA TARANTO

•   STELLATO-LUPO: coesione e rilancio,
i nostri impegni per Taranto

•   COMUNICATI STAMPA DEL M5S


•   Taranto, tutto pronto per la Festa di Sant'Antonio 2019
•   “Storia e Architettura”
“San Pietro: l’altra Basilica”.

•   Attenti a quei due: confronto diretto tra Mare e Terra in una sfida tra grandi chef
•  Centro di Documentazione


•   Riesame AIA ex Ilva: le valutazioni e richieste di Legambiente
•   Il Dossier Taranto di Legambiente sull’ex Ilva
•   GRETA CHIAMA TARANTO


•  U Tarde nuestre -
rassegna quotidiana

•  Basket
•  Atletica
•  Delfini Erranti Touch Rugby Taranto
•  Altri


Notizie
Ricorrenze
Raccolta Foto


Google
Web DelfiniErranti.Org



stampa l'articolo
Comunicazioni attività Movimento 5 Stelle
sabato 29 novembre 2014

da Parlamentari e MeetUp


Comunicato stampa
Bruxelles, 28 novembre 2014

ILVA, D'AMATO (M5S) A UE: UN PIANO DI RISANAMENTO AMBIENTALE E DI RICONVERSIONE INDUSTRIALE PER TARANTO



"Un impegno preciso e concreto per istituire piani di riconversione industriali che garantiscano la sicurezza e la salute dei lavoratori e dell`ambiente, e là dove necessario, come a Taranto, la dismissione dei siti industriali inquinanti e piani di risanamento ambientale dei territori limitrofi". E' quanto chiede alla Commissione Ue l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, che intervenendo alla plenaria di Strasburgo ha duramente attaccato chi, come Massimiliano Salini dell'Ncd di Alfano, sostiene che la difesa dell'ambiente sia un comportamento anti industriale
===>qui il video

"E' ora di finirla di anteporre il profitto delle multinazionali alla salute dei cittadini e a un sano e reale sviluppo dei territori - ha detto - Guardiamo all'Ilva di Taranto: che fine hanno fatto la pesca, l'allevamento, l'agricoltura in quel territorio? Quanti morti, quanti tumori, quante malformazioni si concentrano nella città?".

Sull'Ilva, D'Amato ha chiesto all'Ue di far rispettare le norme comunitarie: "Parliamo di un'azienda cui sono attribuite 490 morti tra popolazione e dipendenti, che ha palesemente violato i principi di precauzione, di azione preventiva e del chi inquina paga previsti dal Trattato sul funzionamento dell'Ue, oltre alla direttiva europea sulle emissioni industriali".

In tutti questi anni, "le responsabilità della classe politica sono state enormi, anche qui in Europa, sia per la mancata tutela della salute degli abitanti e dei lavoratori, sia per gli ostacoli opposti alla competitività delle nostre aziende pulite. E' ora di risarcire i tarantini e di dare alle imprese sane del territorio la possibilità di crescere e svilupparsi senza venire massacrate da chi non rispetta le regole".

===>Qui il video


=====

da Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto”
A chi interessa l’Università a Taranto?

Assenza di una sede ufficiale, carenza di docenti, corsi che non partono: ecco le caratteristiche del percorso di studi dei corsi di laurea delle professioni sanitarie presso l’Università di Taranto.
Una struttura bloccata nonostante l’anno accademico sia già cominciato e le famiglie degli studenti abbiano versato le quote previste per l’iscrizione ai corsi.
È dunque con amarezza che il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto”constata anche in questo caso l’indifferenza e l’assenza di tutte le autorità e, purtroppo, della cittadinanza nel raccogliere quel grido di aiuto che è giunto dall’ateneo, nell’assemblea indetta pochi giorni fa da studenti e docenti, presso il Politecnico di Taranto a Paolo VI.
Un silenzio istituzionale che la dice lunga sulla visione politica, economica, sociale, culturale che distingue la classe dirigente della città, della provincia, della regione.
Un silenzio che rappresenta disinteresse, noncuranza, distacco della cosiddetta classe dirigente locale, a cui purtroppo siamo abituati, e che si trasforma ancora una volta in sudditanza nei confronti di quella monocultura industriale considerata con convinzione quale unica risorsa a cui sacrificare un intero territorio, impedendone una rinascita, opponendosi ad un sogno, soggiogandone una generazione.
Un’Università che ha difficoltà nella programmazione futura è un’Università a rischio chiusura e la città che chiude la porta alla cultura, allo studio, all’approfondimento, intende significare che non ha idea, non ha cuore, non ha coraggio.
La logica predominante e falsa della vocazione industriale tende a far rimanere un intero territorio prono ad un potere economico e politico arido e fossile, togliendo ossigeno vitale e spazio alle libere menti, a pensieri differenti, a opinioni in controtendenza e a cittadini consapevoli, optando quindi per una strategia cieca che ne consentirà una sopravvivenza sterile, una lenta agonia.
E allora gli aderenti al Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto” chiedono con forza:
A chi interessa l’Università a Taranto?
Chi ha a cuore questa città?
Chi crede in un futuro diverso?

Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto” che negli anni ha sempre lottato e denunciato i soprusi piccoli e grandi di questo territorio e che ha sempre dichiarato la sua idea di città a misura umana, il suo convincimento verso una riconquista territoriale che recuperi tradizioni e storie perse, il suo impegno verso una riconversione economica ed una riqualificazione urbana, il suo pensiero circa l’eliminazione delle fonti inquinanti, la sua idea di alternativa opposta a quel cosiddetto sviluppo che si basa unicamente sulla produzione industriale, domanda a tutti i cittadini se sia possibile tutto ciò senza Università quale luogo di studio ma anche punto centrale di pensiero, di educazione, di didattica, di progetto, di futuro.
Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto” come già fatto nel recente passato, continuerà ad occuparsi degli studenti jonici affinché sia riconosciuto loro il diritto di studio così come sancito dalla Costituzione, ma continuerà instancabilmente a preoccuparsi e ad impegnarsi affinché a Taranto, la città della Magna Grecia, la città dei Due Mari, sia riconosciuto e condiviso il futuro che le compete.

Taranto, 28.11.2014
Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo - Taranto”
Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto
e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: http://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts


=====


da Valerio L'Abbate
Assistente Deputato Giuseppe L'Abbate
342.8632827

I PARLAMENTARI M5S SOLLECITANO IMPEGNO PER LAVORATORI EX BAT

I senatori Daniela Donno, Maurizio Buccarella, Barbara Lezzi ed i deputati Diego De Lorenzis e Giuseppe D’Ambrosio
inviano una lettera al Ministero dello Sviluppo economico ed al sottosegretario del Ministero del Lavoro Bellanova per l’adozione di misure immediate a favore dei lavoratori della ex British American Tobacco

Quella della ex British American Tobacco (BAT), ultimo e ormai chiuso baluardo manifatturiero di tabacco salentino, è una vicenda che va avanti dal 2010, tra accordi non rispettati e promesse infrante. A farne le spese sono sempre e solo i lavoratori, i quali hanno vissuto e continuano a vivere un’inaccettabile situazione di stallo e di incertezza. Nonostante il susseguirsi di decine di riunioni, una dopo l’altra, un incontro con il Sindaco di Lecce, tavole rotonde dal Ministero dello Sviluppo economico e da Confindustria con rappresentanze sindacali e di lavoratori (molte delle quali revocate all’ultimo secondo) ad oggi, nulla di concreto è stato fatto. Queste evidenze hanno indotto la senatrice salentina Daniela Donno, insieme ai colleghi 5 Stelle del Senato Maurizio Buccarella, Barbara Lezzi e con i deputati Diego De Lorenzis e Giuseppe D’Ambrosio, ad inviare una lettera al Ministero dello Sviluppo economico ed al sottosegretario del Ministero del Lavoro Teresa Bellanova per l’adozione di misure immediate a favore dei lavoratori della ex British American Tobacco. La lettera è stata, tra l’altro, posta anche all’attenzione di Confindustria, della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Lecce e, infine, all’Assessore pugliese allo sviluppo economico Loredana Capone.

“È trascorso un anno esatto da quando ho presentato un’interrogazione a risposta orale con carattere di urgenza in cui chiedevo di tutelare celermente la condizione dei dipendenti della ex British American Tobacco – dichiara la senatrice salentina Daniela Donno (M5S) – Ad oggi, non solo non ho avuto alcun tipo di risposta alla mia interrogazione, ma il passare del tempo ha reso la vicenda ancora più complessa, ed a tratti tragica, rispetto al principio. Il 25 luglio scorso, si è tolto la vita con un colpo alla tempia Fabrizio Budano, cassaintegrato salentino della ex BAT e la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio. A dispetto di una condizione non di certo rosea, questi lavoratori non si sono arresi e hanno continuato a difendere il proprio posto con cortei, fiaccolate, esposti in Procura, proteste davanti al Tribunale di Lecce: forse uno dei pochi strumenti rimasti a disposizione per far sentire la propria voce. A questo punto – continua la senatrice Donno (M5S) – è tempo di buttare giù la maschera: basta bugie per i lavoratori della ex British American Tobacco. Gli enti e le Istituzioni coinvolte diano risposte certe e impegni precisi. È una questione che ha a che fare con il rispetto della dignità delle persone in palese stato di debolezza socio-economica che non hanno di certo bisogno dell’ennesimo tavolo di incontro senza responsi. Servono solamente riscontri e soluzioni repentine”.
=====

da Vito Galluzzi
Assistente Parlamentare del Deputato Scagliusi Emanuele

Camera dei Deputati | XVII Legislatura
MoVimento 5 Stelle
mob 342.8636374
e-mail vito.galluzzi@camera.it


ESTERI: IL DECENNALE CONFLITTO IN SUDAN HA ANCHE CAUSE OCCIDENTALI





Risoluzione dei deputati M5S, a prima firma Scagliusi, in Commissione Affari Esteri che impegna il Governo italiano a fare la propria parte per bloccare il genocidio in atto nel Paese africano

L’attuale situazione nel Sudan occidentale è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Sono ormai trascorsi più di dieci anni dall’inizio del conflitto ed è tuttora difficile calcolare il numero dei morti di questo genocidio. Dopo aver audito in sede di Comitato permanente per i diritti umani il professor Mukesh Kapila, rappresentante speciale per l’Aegis Trust per la prevenzione dei crimini contro l’umanità, i deputati 5 Stelle della Commissione Affari Esteri hanno presentato una risoluzione, a prima firma Emanuele Scagliusi (M5S), con cinque punti atti ad arginare il genocidio in corso in Sudan.

“I quattro ospedali nella zona controllata dai ribelli sono stati bombardati dal Governo sudanese nel mese di giugno 2014 – dichiara il deputato Scagliusi (M5S) – Si tratta di un chiaro crimine di guerra, oltre che una palese violazione dei diritti umani. Le missioni di peacekeeping dell’ONU in Sudan hanno gravemente fallito e, oggi, il Paese africano non è più una minaccia per la sicurezza del solo continente ma del mondo intero, poiché proliferano terrorismo, malattie e commercio illegale di armi. Le sanzioni applicate da Stati Uniti e parte dell’Ue risultano essere vaghe e facilmente eludibili – continua il parlamentare 5 Stelle – Diversi Paesi, infatti, promuovono singolarmente azioni commerciali, taluni segretamente, altri addirittura ignorano completamente e pubblicamente le sanzioni. Vengono, inoltre, tenute conferenze che incoraggiano il commercio tra il Sudan ed i Paesi dell’Unione europea”.

Sono circa 7 milioni i sudanesi coinvolti da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese: una delle situazioni di crisi umanitaria tra le peggiori al mondo. Il M5S, con la risoluzione depositata, impegna il Governo a promuovere, nelle sedi internazionali, un approccio onnicomprensivo verso i processi politici in Sudan ed a supportare i mandati di arresto della Corte criminale internazionale contro Omar al-Bashir e altri esponenti del regime di Khartoum. Invita, inoltre, l’Italia a promuovere, presso le Nazioni Unite, sanzioni economiche, finanziarie e commerciale nonché un embargo sugli armamenti contro il Sudan per ridurre il potenziale bellico del regime sudanese, utilizzato contro il proprio popolo.

Ma i 5 Stelle chiedono anche di isolare dal punto di vista diplomatico il Paese africano. “Abbiamo anche chiesto di ritirare l’ambasciatore italiano a Khartoum – continua Emanuele Scagliusi (M5S) – Un’azione che bisogna suggerire agli altri Stati membri dell’Ue per sostituirli con ufficiali incaricati di minor livello. Sarebbe un segnale politico molto forte, di una Europa non più disposta a tollerare il comportamento del Sudan dell’ultimo decennio. È necessario, infatti – conclude il deputato M5S– un segno di discontinuità rispetto alla politica ambigua adottata, fino ad oggi, dai Paesi occidentali nei confronti del regime sudanese. Chiediamo al Governo italiano di far propri questi impegni e di promuoverli a livello internazionale, dando il giusto risalto ad una situazione che oramai è divenuta insostenibile e che rischia presto di esser fuori controllo. Eventualità che avrebbe ampie ripercussioni sull’Italia, attraverso i flussi migratori, dato che il confine dell’Europa è divenuto oramai il Sahara”.
=====

da Valerio L'Abbate
Assistente Deputato Giuseppe L'Abbate
342.8632827

TARANTO: SEI CASI DI SLA SU CIRCA 30.000 ABITANTI A MANDURIA

Diego De Lorenzis, deputato leccese del Movimento 5 Stelle, ha presentato un’interrogazione parlamentare per avere risposte sulla anomala situazione della Sclerosi laterale amiotrofica nell’area di Manduria

“Grazie ai cittadini attivi e informati nell’area di Manduria - dichiara il deputato salentino Diego De Lorenzis (M5S) - ho appreso che sono presenti sei casi di SLA in una popolazione di circa 30.000 abitanti, contro una media nazionale di circa cinque casi ogni 100.000 abitanti: quasi il quadruplo rispetto alla media”. Recentemente è stato dimostrato un eccesso di casi tra i reduci della guerra del Golfo sospettando l’esposizione a pesticidi, gas nervini ed altre sostanze chimiche tossiche. Un altro eccesso è stato rilevato tra gli sportivi in conseguenza dell’intensa attività fisica o del doping.

“La particolare incidenza nel territorio di Manduria – continua De Lorenzis (M5S) - indicherebbe che all’origine di questa malattia potrebbe esserci l’inquinamento di natura ambientale, che si manifesta anche con la degenerazione dei motoneuroni, le cellule depurate al controllo del movimento, della deglutizione e della respirazione”. Per far fronte al problema dell’inquinamento causato da sversamenti illegali di rifiuti nella zona, sono state adottate moderne tecnologie, come la dissociazione molecolare che consiste in un processo di gassificazione e si applica nel trattamento di rifiuti urbani, per piccole comunità e altra tecnologia utilizzata è “all’arco plasma”. Il plasma è il quarto stato della materia (solido, liquido, gassoso), ottenuto mediante una scarica, fornita attraverso un arco elettrico, che consente di ottenere la ionizzazione di una corrente gassosa.

“L’esecutivo deve far luce sull’atroce situazione e intervenire con la massima urgenza - conclude il deputato salentino 5 Stelle - Per questo, chiediamo di predisporre uno screening epidemiologico per il tramite dell’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione residente nell’area di Manduria e dei comuni limitrofi nella provincia di Taranto. Occorre mettere in moto tutte le forme di controllo del territorio pugliese, per fermare il criminale e illecito sversamento di rifiuti tossici in qualunque area, in particolar modo nelle zone agricole e ad alta densità abitativa. L’obiettivo è la salvaguardia della salute dei cittadini, la salubrità dell’acqua, del terreno e dell’aria”.
=====

da Valerio L'Abbate
Assistente Deputato Giuseppe L'Abbate
342.8632827

SCOMPARE DALLE ETICHETTE DEI PRODOTTI ALIMENTARI LA SEDE DELLO STABILIMENTO

All’interpellanza urgente del M5S di mantenere la norma che prevede l’obbligo per le aziende italiane di inserire in etichetta lo stabilimento di confezionamento e/o produzione anche con il nuovo Regolamento Ue, il Governo Renzi glissa

Dal prossimo 14 dicembre, i consumatori italiani potrebbero non leggere più in etichetta lo stabilimento dove viene prodotto ciò che acquistano. Un danno per tutti i cittadini che non avranno più un’informazione che gli permetteva di prediligere – sia per questioni prettamente economiche sia per fattori legati alla sicurezza alimentare – le merci prodotte nel nostro Paese. Il Regolamento (UE) 1169/2011, che entrerà in vigore tra qualche settimana, non prescrive, infatti, la sede dello stabilimento tra le informazioni obbligatorie in etichetta, non prevista neppure dalle direttive precedenti. L’Italia aveva perciò introdotto la sede dello stabilimento quale notizia obbligatoria ulteriore con l’avallo della Commissione europea, la quale aveva riconosciuto il fondamento di tale prescrizione nell’esigenza di garantire l’efficacia di gestione della crisi. Ma anche con il nuovo Regolamento Ue, Bruxelles aveva lasciato la porta aperta alla disposizione: un’occasione non colta, però, dall’Esecutivo di Matteo Renzi. Il Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, ha prima inviato una nota informativa (mai resa pubblica) alle associazioni rappresentative delle varie categorie produttive lo scorso luglio e, ora, con la risposta all’interpellanza urgente presentata dal Movimento 5 Stelle, se ne è definitivamente lavato le mani. Sulla questione, mesi fa, ha preso il via anche la petizione online del sito web “Io leggo l’etichetta”.

“Per una volta che l’Italia poteva vantarsi in sede europea di una propria normativa all’avanguardia, questo Governo è stato in grado di farci regredire – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura – Dopo i tanti proclami ed i fiumi di chiacchiere sprecati in ogni tipologia di palcoscenico televisivo, questo è nei fatti l’interesse concreto dell’Esecutivo di Matteo Renzi. L’ennesimo colpo al tessuto produttivo italiano, al vero made in Italy, alle imprese sane ed oneste che lavornoa quotidianamente, creando ricchezza ed occupazione, nonostante la vessazione di un Governo sordo. E questa è l’attenzione per i consumatori ed i loro diritti: da metà dicembre non sapremo più qual è la sede dove un prodotto agroalimentare è stato fabbricato e confezionato. Se da un lato ci assicurano che non calerà l’informazione per il pronto intervento degli organi di controllo sulla sicurezza alimentare – continua Giuseppe L’Abbate (M5S) – dall’altro i cittadini non potranno più sapere quale economia stanno sostenendo: se quella locale o quella di altri Stati. Alto è il timore che si tratti del primo effetto delle trattative segrete legate al TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership), l’accordo tra Stati Uniti d’America ed Unione Europea su cui, dal primo giorno in Parlamento, chiediamo chiarimenti ai governi Letta e Renzi. Ancor più assurda la giustificazione del sottosegretario De Vincenti alla nostra richiesta di mantenere la norma, avallata da Bruxelles. A Palazzo Chigi sarebbe stato sufficiente comunicare all’Europa l’intenzione di continuare a conservare l’obbligo della sede di confezionamento e/o produzione sulle etichette ma il Ministero dello Sviluppo Economico ha preferito nascondersi dietro la mancanza di un riferimento normativo. In pratica, manca la legge. Il Governo delle 29 fiducie in meno di un anno, che sforna quotidianamente decreti e promesse, non trova il tempo di scrivere due righe per tutelare le imprese agroalimentari italiane. Alla prova dei fatti – conclude il deputato M5S della Commissione Agricoltura – l’Esecutivo di Matteo Renzi si rivela per quello che è: un coacervo di continui spot elettorali e chiacchiere sensazionalistiche che mirano alla pancia dell’elettore e non a riformare per davvero questo Paese. E anche quando si tratta solamente di copiare dai predecessori in un qualcosa di virtuoso, Renzi riesce nell’impresa di fallire”.
=====

Comunicato stampa
Strasburgo, 27 novembre 2014

FONDI UE, D'AMATO (M5S): "23MLD DI PAGAMENTI IN RITARDO E NUOVI PROGRAMMI AL PALO, COSI' SI AFFOSSANO I TERRITORI"
Le denunce dell'eurodeputata nella risoluzione approvata oggi dal Parlamento europeo



IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN PLENARIA
preview: http://youtu.be/OwxAiFaKQDY
download: http://we.tl/26na9jxxtV


"Per i vecchi progetti mancano ancora all'appello 23 miliardi di euro di pagamenti arretrati. Per i nuovi, invece, è ormai certo che i programmi operativi partiranno in ritardo. Altro che rilancio degli investimenti in Europa. Così facendo Juncker e i governi nazionali stanno affossando i territori e il loro sviluppo". Lo dice l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, in merito ai ritardi nei pagamenti da parte della Commissione Ue per la politica di coesione, ossia sui fondi per le regioni e gli enti locali.

D'Amato punta il dito anche con i ritardi nell'approvazione dei nuovi programmi operativi, quelli per il periodo 2014-2020, che di fatto provocheranno il rinvio di alcuni mesi dell'avvio dei progetti e degli investimenti sul territorio. Tutte problematiche denunciate nella risoluzione approvata oggi a larga maggioranza dal Parlamento europeo a Strasburgo. "E' una risoluzione su cui abbiamo lavorato intensamente in queste settimane - dice l'eurodeputata M5S - Alla fine, siamo riusciti a trovare un'intesa con i deputati di altri gruppi politici e a inserire nella risoluzione i punti su cui stiamo dando battaglia, ossia il doppio ritardo dell'Ue, da un lato nei pagamenti dei progetti, dall'altro nell'avvio dei nuovi programmi".

A oggi, infatti, la Commissione non ha ancora trovato i 23 miliardi necessari per pagare enti locali, imprenditori, centri di ricerca che hanno già portato a termine i loro progetti in tutta l'Ue. Problema che si aggiunge a quello dei programmi operativi per il 2014-2020: su 535 programmi pare che solo 100 saranno approvati dalla Commissione entro quest'anno.
Pertanto, nella risoluzione approvata oggi "si invita la Commissione e gli stati membri a mettere concretamente in pratica il principio di gestione condivisa della politica di coesione, accelerando il processo di adozione dei programmi operativi, senza pregiudizio per la qualità dei progetti e per la lotta contro le frodi".
D'Amato sottolinea anche i rischi per la politica di coesione connessi al nuovo Piano di Juncker per gli investimenti: "La commissaria Cretu ha affermato che si aspetta un ‘contributo’ della politica di coesione al piano di investimenti, che ha già sottratto circa 3 miliardi a Horizon. Non vorrei che si facesse lo stesso con i fondi per le regioni. Ho chiesto lumi alla commissaria in Plenaria, ma la sua risposta è stata più che vaga".





Segnala questa pagina
mappa del sito

Per un tuo commento scrivi sul Guest Book del Delfini Erranti


home   cookie policy guest book   sport   cultura   società   ambiente   delfinario   blunote