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PIERFRANCO BRUNI INAUGURA L'ANNO PIRANDELLIANO
giovedì 28 gennaio 2016

Mostra bibliografica su Luigi Pirandello



Presentazione Dott. ssa Elvira Graziani
Relazione Prof. Pierfranco Bruni
29 febbraio 2016
BIBLIOTECA NAZIONALE COSENZA
Sala Giacomantonio, ore 11,30
La mostra rimarrà aperta dal 29 febbraio al 1 aprile 2016


Ad aprire le celebrazioni Pirandelliane per gli 80 anni dalla nascita dello scrittore del “Fu Mattia Pascal” sarà Pierfranco Bruni che svolgerà una Lectio Magistalis, dal titolo “Pirandello. Nostro contemporaneo”, alla Biblioteca Nazionale di Cosenza il 29 febbraio prossimo.



Pirandello tra lingua e immaginario nostro contemporaneo

di Pierfranco Bruni





I temi centrali dal punto di vista semantico di Luigi Pirandello interessano: Lingua, stile e immagine. Tre riferimenti che hanno fatto del rapporto tra letteratura e cinema un dato centrale nella didattica dell’ascolto del personaggio. Il Novecento letterario è stato anche il Novecento del personaggio della recita a soggetto che ha definito il suo ruolo tra il teatro e l’avventura. L’esistere inquieto della parola si fa linguaggio dell’esistente con il Pirandello che definisce il tragico e la solitudine.



Pirandello, di cui ricorre quest’anno l’Ottantesimo anniversario della morte, è stato un antesignano nel processo letterario che usa gli strumenti non solo della recita, ma anche dell’immagine. Il personaggio pirandelliano non è il personaggio del sublime come nelle manifestazioni dannunziane. È il personaggio della teatralizzazione che usa lo sguardo oltre la recita della parola. Sostanzialmente Pirandello e D’Annunzio trasformano il linguaggio letterario creando l’immagine e l’immaginario attraverso la macchina da presa.

L’incastro che Pirandello realizza con i quaderni di “Serafino Gubbio operatore” risulta un tassello significativo per penetrare l’inquieto del personaggio e il riflettersi nello specchio. Specchio dell’anima. Nel dibattito novecentesco tra cinema e letteratura. Il personaggio si confronta con la macchina da presa. Inquieto esistere nel “girare” in Pirandello. Estasi in D?Annunzio. reale e naturalismo in Verga.

Pirandello sa bene che tra il personaggio e l’inconscio c’è il sentimento di morte. C’è il labirinto. E c’è anche il vuoto. Ma si cerca la favola. Pirandello, infatti, non dimentica mai il binomio tra il “mal” e il “giocondo”. Cerca di attraversare il passando fissando il ricordo. Il dolore e la tragedia sono la malinconia della sua ricerca. Resta fondamentalmente centrale l’incipit poetico del “giocondo”.

Il cinema italiano ha un’importante tradizione nella partecipazione di un confronto con la letteratura. Cinema e letteratura nei loro linguaggi eterogenei costituiscono un raccordo importante e un messaggio sia in termini estetici che etici. Il ruolo di Pirandello diventa fondamentale. C’è una filmografia che ha un debito singolare con la letteratura e queste due forme espressive costituiscono un modello culturale significativo soprattutto in una dimensione di linguaggi popolari.



Il cinema, con Pirandello, si vive come modello letterario che propone una espressione di identità nel gioco della lingua e l’immagine. Proprio per questo è un veicolo necessario per approfondire alcuni elementi che puntano alla valorizzazione di quel cinema che ha matrici letterarie.

Cinema e letteratura. Un binomio che ha attraversato l’intero Novecento. Ha caratterizzato la ricerca di molti registi e si è posto come elemento di dibattito nel corso delle diverse stagioni storiche e letterarie.

Pirandello del "Si gira" o D'Annunzio che campeggiava nelle patrie lettere del cinema sono una testimonianza vivificante. Anche recentemente il dialogo ha una sua base di fondo.

Il cinema è stato (ed è) fondamentale nella letteratura e la letteratura a sua volta diventa, sostanzialmente, un elemento significativo. C'è da dire anche un fatto. Molti romanzi hanno già dentro la loro struttura una dimensione cinematografica e non perché vengono costruiti a priori cinematograficamente, ma perché lo scrittore riesce a vivere gli scenari e a strutturare i personaggi grazie a respiri lunghi o corti ma sulla base di una propria idea di scenografia.

In altri termini molti scrittori, quando scrivono, non fanno altro che costruire immagini. Le immagini sono quelle categorie che permettono al soggetto di essere trasformato. Viceversa, avviene anche che molti film hanno dentro la loro "partitura", scenica e linguistica, un iter romanzesco. Ovvero, una visione romanzata della storia che vi si racconta. Ma Pirandello e D’Annunzio, comunque, costruiscono una struttura del cinema che raccoglie le istanze letterarie.

In fondo la letteratura stessa è una letteratura, e mi riferisco al romanzo in particolare, che crea scenari sui paesaggi immaginari e sostiene l'avventura che intraprendono i personaggi. Già di per sé il romanzo si porta dentro la fisionomia di un raccontare per meditazioni, dialoghi e immagini. Pirandello ha strutturato la griglia, ma poi si è andato oltre. Appunto per questo si potrebbe anche dire che un romanzo è un soggetto che prosegue per impianti scenografici. Mentre un film, che si rispetti chiaramente, è sempre un raccordare la parola dei personaggi con le immagini che si vedono.

Nel romanzo le immagini si ascoltano, si sentono, si avvertono. Nel film si vedono e prendono corpo grazie all'immagine. Nel romanzo prendono corpo attraverso la fantasia. Quindi il gioco fondamentale è tra la fantasia che proietta sensazioni che si trasformano in immagini e le immagini che producono, a loro volta, sensazioni. Un interscambio utile e necessario in termini letterati e cinematografici.

Cosa succede, in realtà, quando si porta un romanzo sullo schermo? Il romanzo resta un romanzo con una sua struttura non solo da valutarsi sul piano linguistico ma soprattutto sul piano della collocazione e del vissuto dei personaggi. Le immagini che nel romanzo ci sono vengono catturate dal lettore. Non vengono offerte come immagini tout court. Mentre nella trasposizione cinematografica il gioco è tutto un attraversamento di immagini e di scenari al di là dei dialoghi. Ma un film è sempre un ulteriore romanzo. È una versione pirandelliana.



Il Novecento letterario è stato attraversato dalla caratterizzazione della dialettica tra scrittore – regista e scenografia. Gli esempi non mancano. Ciò che, comunque, contrassegna limpidamente la questione, in realtà, ha una sua versione chiarificatrice nell'affrontare il "nodo" del personaggio. Oltre ai personaggi ci sono i luoghi, i rimandi, la lettura storica. Attraversamenti dentro il processo creativo della macchina da presa.

Il cinema è movimento reale. Nel romanzo è l’immaginazione che prende il sopravvento attraverso le metafore. Ma il personaggio, e Pirandello è un antesignano, resta un disegno fondamentale. Già Giacomo Debenedetti, in alcuni suoi studi, aveva posto tale riflessione. Il personaggio compie un'avventura. La compie sia nel romanzo che nel film. Il discorso consiste nel come questa avventura si possa poi realizzare.

Un dialogo che è fatto di linguaggi che si esprimono attraverso una griglia di simboli. Un rapporto che non ha mai smesso di creare istanze estetiche. È proprio questa griglia che permette a Pirandello di intrecciare il gioco delle immagini, la teatralizzazione dei linguaggi e l’avventura costruita intorno ad una storia che è avventura scenografica e tematica.

Il Pirandello della poesia, del romanzo, del teatro, di questo inquieto segno della scrittura, è il poeta che scava l’immagine nella parola. Pirandello, nel cinema recupera le immagini (anzi, fissa le immagini) non per visualizzare la realtà, ma per recuperare, o conquistare, frammenti di tempo depositate tra la poesia e il teatro.

Il linguaggio delle immagini, in Pirandello, diventa anche una didattica della scrittura. “Serafino Gubbio” è una testimonianza emblematica.











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