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Resoconto del convegno sulla Xylella fastidiosa.
venerdì 3 maggio 2019

da Maria Florenzo del Quotidiano Puglia


MOTTOLA – “La Xylella fastidiosa è dietro l’angolo e la impari a conoscere solo quando te la ritrovi in casa”. Così, il presidente della Federazione Coldiretti Taranto Alfonso Cavallo, durante il convegno tenutosi presso la sala convegni di Mottola, ha voluto sottolineare la necessità di prevenire e contenere la diffusione del batterio, che sta portando in Puglia alla distruzione degli ulivi.

Un patrimonio che, come ribadito dall’assessore all’Ambiente Giuseppe Scriboni, “rappresenta la nostra identità e la nostra ricchezza da un punto di vista economico, ambientale, turistico oltre che affettivo”.

L’incontro, aperto dal presidente Coldiretti Mottola Francesco D’Onghia, è servito a fare corretta informazione sulla Xylella fastidiosa sottospecie PaucaST53, che provoca il disseccamento rapido degli ulivi. Secondo le ultime attività di monitoraggio e la nuova demarcazione dell’area infetta, il batterio ha già colpito la provincia di Taranto. Infatti, il territorio di Mottola in parte già rientra nella zona cuscinetto. “Non è stata ancora individuata una soluzione al problema, ma se ne può frenare la diffusione”, ha evidenziato Aldo Raffaele De Sario, direttore Federazione Coldiretti Taranto – Brindisi.

“Diffidate da chi vi dice che il contagio da Xylella si può evitare. Il primo passo da compiere per affrontare quest’emergenza è creare un argine alla disinformazione e l’errore che sino a oggi si è commesso è stato quello di considerare la Xylella come un problema distante”. Così ha iniziato il suo intervento il professor Franco Nigro del Dipartimento di Scienze del suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari. Ha voluto descrivere le caratteristiche della Xylella, spiegando come si tratti di un batterio che non produce spore di resistenza, che non si diffonde autonomamente né per contatto né per diffusione aerea. Si diffonde attraverso un vettore, nella fattispecie il Philaenus spumarius, meglio noto come “sputacchina media”. Il batterio è stato trovato anche sull’amaranto, che è una delle piante infestanti più radicate dalle nostre parti.

“Non esiste una cura e tutti i tentativi che sino ad oggi sono stati messi in campo per salvare le piante di ulivo sono serviti solo ad aumentare il dispendio di risorse economiche da parte dei proprietari e ad allungare semplicemente l’agonia delle piante stesse. Le uniche azioni, che al momento, possiamo mettere in campo – ha detto Nigro - sono il monitoraggio, che serve a conoscere lo status della diffusione del batterio e la prevenzione che è prioritaria per contenere la diffusione del batterio attraverso il controllo del vettore e l’eradicazione delle piante infette”.

“Ciò non esclude – ha detto De Sario - che in questa emergenza si pensi a sperimentazioni che possano servire a verificare la resistenza di alcune cultivar al batterio”.

Ecco spiegata in sala anche la presenza di Giovanni Melcarne (presidente del Consorzio di Tutela Dop Terra D’Otranto). La sperimentazione, oltre a confermare i fenomeni di resistenza della cultivar Leccino, hanno dimostrato un’ulteriore resistenza della Favolosa al batterio. Si sta tentando la strada degli innesti e quello a corona è quello che sta dando maggiori risposte in termini di attecchimento. Sono solo tentativi sperimentali messi in campo nei territori di Presicce e Ugento dallo stesso Melcarne.

A chiusura del convegno, l’appello del presidente Cavallo: “Che la nostra generazione non sia ricordata per la distruzione del patrimonio secolare degli ulivi e che ci sia da parte di tutti l’impegno affinchè questo non avvenga”.





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