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In un sistema “consociativo” c’è bisogno di una nuova destra innovativa e strategicamente moderna
giovedì 2 maggio 2013

di Pierfranco Bruni


Non so se c’è una nostalgia della politica o se la “politica” di questi ultimi “giochi” ci porta ad una nostalgia delle ideologie. Può sembrare paradossale porsi una riflessione del genere, ma quando da un Presidente di un Consiglio (di matrice cattolica) si sente dire che dovremmo prendere esempio dalla lezione di Cesare Beccaria, la contraddizione dei cattolici nella cultura illuminista è emblematica e anche provocatoria dopo la caduta di un “Papa” che puntava ad una battaglia contro il relativismo e l’economicismo della storia.
Io avrei qualche tentazione nell’affermare che avverto la nostalgia delle ideologie, di quelle ideologie intese come valori anche sul piano filologico e metafisico. Ed è normale che siamo ormai ad un “ideario”, per dirla con Prezzolini, in cui il consociativismo ha segnato la morte delle idee, e quando questa morte entrerà nel vivo dello scenario, ovvero tra pochi mesi, ci si renderà conto che non da Beccaria saremmo dovuti partire ma forse da Machiavelli. Da quel Machiavelli che oggi rileggiamo e riscopriamo alla luce non di uno scolasticismo banale, e “professorale”, ma della grande visione che ne ha dato, ancora, Giuseppe Prezzolini.
Perché dico questo? Perché se esempio doveva esserci nell’esercizio delle nuove “convergenze parallelle” non si doveva dimenticare il sacrifico di Aldo Moro. Ma ancora di più sostengo che è difficile discutere di Riforme Costituzionali – Istituzionali senza il pensiero di don Luigi Sturzo.
La politica delle nuove stagioni non può fare a meno della esperienza che ci porta la storia. Uno dei grandi problemi è che nel sistema politico attuale si avverte l’assenza di una destra forte. Non di una destra nostalgica e neppure conservatrice e tanto meno estremamente liberale.
In una società non solo in transizione ma in una società in frontiera, la cultura politica sociale dovrebbe avere un suo ruolo spiccante.
C’è bisogno di una nuova destra in Italia. Una destra che abbia contenuti sociali, riformisti, culturali e chiaramente non aggressivamente economicisti. Una destra che faccia rispettare il ruolo di una Nazione che venga letta come Patria. Una destra che sappia intrecciare lo sviluppo ad una economia di mercato e il mercato ad un articolato processo politico tra l’Europa nord – occidentale e il Mediterraneo.
Una destra cattolica e quindi tradizionalista e, (senza mai rinunciare ai principi laici), ripeto, senza alcuna enfasi nostalgica neppure rispetto a venti anni fa. Cattolica e non relativista. Cattolica e non volteriana o illuminista.
Non mi ha convinto il discorso di Letta come non ho accettato la visione politica del discorso autoritario di Napolitano. C’è bisogno di una destra che sia in grado, nelle stagioni di squilibrio culturale ed economico, di articolare i processi economici con le culture dell’umanesimo.
Non abbiamo bisogno di un nuovo Principe o di nuovi Principi.
Abbiamo, piuttosto, bisogno di porre al centro una politica della compensazione e di una idea chiara in un bipolarismo serio.
Scriveva, appunto, Giuseppe Prezzolini: “Una Destra conservatrice non potrà avere successo in nessun paese se non afferma un principio nuovo, una soluzione visibile, che possa essere presentata al pubblico come alternativa a quella comunista”. Eravamo nel 1963. Altre epoche.
Ma una destra che sia nella tradizione dell’umanesimo, oggi, non può che partire dalle cenere del post – comunismo. Deve chiaramente porsi il problema dell’attuale decadenza della politica. Decadenza come caduta e non decadenza in termini letterari. E proprio in virtù di ciò deve riconquistare un consenso politica partendo da un presupposto culturale della società.
I radicalismi sono estremismi stravaganti. I relativismi sono l’incomprensibile vuoto delle coscienze. I liberalismi senza una progettualità di investimenti valorizzanti sui territori sono un precipitato storico. L’europeismo senza i mediterranei è un assoluto con pregiudizi insanabili.
È proprio nelle sconfitte che i valori innovanti della tradizione possono trovare una chiave di lettura profetica. Le minoranze segnato il tracciato al futuro.
Una destra nuova, dunque, tra economia e mercato nella politica e una destra dei soggetti caratterizzanti dell’umanesimo moderno.
Il Cesare Beccaria degli illuministi non avrà spazio tra le voci di Sturzo con il suo federalismo e i Salandra delle riforme post belliche.




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