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“Eseguire la sentenza!" Ma vi ricordate gli anni del rapimento Moro?
sabato 3 agosto 2013

di Pierfranco Bruni




Ma chi è Epifani per affermare, immediatamente dopo la condanna a Berlusconi, che bisogna eseguire la sentenza

“Eseguire la sentenza”! Quale diritto ha il già comunista Epifani nel pronunciare ciò?

Mi ricordo i tempi del rapimento Moro e la tragedia dei 55 giorni.

Ancora una volta i “compagni” sbagliano?

 

 

di Pierfranco Bruni

 

 

 

Ma chi è Epifani per affermare, immediatamente dopo la condanna a Berlusconi, che bisogna eseguire la sentenza? La sua tradizione di comunista in cravatta ha nella storia comunista  la logica di Robespierre? Perché ci sono dubbi? Possono cambiare i nomi, il tempo può diventare variabile e le stagioni possono consumarsi tra una primavera di Praga e un carro armato che passeggia tra l’Ungheria e il giorno prima della caduta del muro di Berlino, ma la logica, la ragione marxista, la imperterrita posizione giustizialista togliattiana è sempre la stessa.

I comunisti non cambiano. Ed Epifani è l’espressione di un posizionamento marxista, che ha caratterizzato la storia di questo Paese e la colpa è semplicemente di chi ha creduto che il male assoluto, qual è stato e qual è il comunismo, potesse trasformarsi. Non è così. Caduto  il Muro i comunisti sono rimasti. Ed Epifani è la constatazione, appunto, di una logica che non trova pause.

La Rivoluzione Francese, che ha deturpato la civiltà dei valori, dell’umanità della civiltà nella storia, ritorna a mietere vittime e il comunismo è sempre lì tra un Epifani un Renzi “guaglioncello”, ma frutto di residui comunisti tardo – romantici, i cosiddetti Giovani Turchi (ma perché sono filo musulmani e quindi anticristiani?) e ancora i dalemiani che vivono di una aristocratica visione della politica con fini antimachiavelliani.

Ma ci siamo chiesti perché è crollata la gigantesca struttura della Democrazia Cristiana? Perché si è sciolto, in un batter di forte vento, un partito consistente come quello socialista di Craxi e il suo leader è stato mandato a morire tra le sponde del Mediterraneo? Perché è stato straziato un pentapartito nato tra cultura cattolica e liberale – socialista? E perché, invece, è bastato che il comunismo cambiasse soltanto il nome, il PCI si è trasformato in Pd con il collaborazionismo emblematico dei cattocomunisti alla Prodi e così via di seguito.

Ci siamo chiesti perché si era proposto come Presidente della Repubblica un personaggio come Prodi, voluto dai cattolici comunisti e dai comunisti? Ci siamo mai interrogati realmente sull’omicidio di Aldo Moro mentre lo “statista” Prodi si dilettava nelle sedute spiritiche?

La storia, come ci ha insegnato Renzo De Felice, non è fatta di parentesi. Ha nella sua continuità una razionalità. Tutti i partiti, dopo il 1978, hanno subito una forte e cagiante trasformazione. Dopo il 1992 – 1993 è iniziata la morte di quella che avevamo definito democrazia della prima Repubblica. Sono crollati imperi, principati, contee ma la “macchina da guerra” pur sconfitta è rimasta sempre ben oliata. Non ci siamo dimenticati il “resistere resistere resistere”. E ora Epifani vuole sottolineare il giustizialismo scordandosi la propria provenienza di comunista.

Un comunismo che non è mai arrivato a governare con un voto democratico. Non ha mai vinto una elezione che potesse permettergli di governare la Nazione. Se non fosse stato per i cattolici di sinistra non sarebbe mai arrivato ad avere un presidente del Consiglio e un presidente della Repubblica. Ma sono sempre stati più furbi, la furbizia non è un male: è una contraddizione nella storia, con  i cattolici che hanno fatto da scudo. Vedi i governi Prodi. Vedi il governo Letta.

E poi abbiamo avuto lo sfarinamento della destra. È la prima volta, oggi, che il Parlamento italiano non ha una destra consistente. Dopo il tradimento di Fini, perché di tradimento si è trattato (la sindrome del 25 luglio è cinicamente riproponibile nella destra), la destra ha rivissuto l’Otto settembre. Ma anche Fini era prevedibile, soprattutto dopo aver definito “male assoluto” il fascismo senza conoscerne la storia e la sua realtà storica. Come era prevedibile l’ambigua visione di Casini in un Centrodestra che ha peccato di buonismo nei confronti di una sinistra prepotente, arrogante e prevalentemente togliattiana.

Con il nemico non ci si confronta. Si abbatte il nemico. Questo è stato sempre l’obiettivo comunista. Ho detto, opportunamente, nemico e non avversario. Ma il comunismo è lì e i comunisti troneggiano. In politica dovrebbe esistere il concetto di solidarietà nei confronti di un avversario che subisce una condanna, che lo porterà alla morte politica.

Ho usato ancora il concetto di “politica”. La politica non dovrebbe mai usare il termine di “giustizia”. Piuttosto di verità storica. E non siamo ancora alla verità storica. Perché l’unica verità storica è il fallimento, in quest’epoca, dei comunismi in Italia e in Europa e in tutto il mondo occidentale. Dal fallimento è nato il compromesso storico della metà degli anni Settanta. Questo compromesso vive ancora.

Due spunti soltanto e chiudo.

Credo che sia giunto il tempo che i cattolici veri stacchino la spina da un epifanismo diffuso nella sinistra già comunista e ancora comunista (anche i vendoliani si ritrovano su questa posizione: i grillini non rientrano nel mio discorso per tanti motivi pedagogici) se vogliono realmente vivere del verbo della tolleranza e del confronto.

Credo che sia giunto il tempo che i liberali, i non comunisti, la cenere della destra valoriale facciano un passo forte nei confronti del governo Letta, ovvero è necessario uscire allo scoperto e abbandonare il consociativismo dell’attuale situazione governativa: escano immediatamente da questo Governo.

Solo così potrei comprendere il posizionamento delle truppe berlusconiane. Restando nel Governo darebbero un cattivo esempio sia politico sia ideologico. Chi pensa che l’ideologia sia finita si inganna e inganna gli altri. L’ideologia c’è e i comunisti o i già comunisti sono una conferma.

Epifani non aveva alcun diritto di pronunciare quelle parole. In politica si vive di solidarietà e non di atti alla Robespierre.

“Eseguire la sentenza”! ma vi ricordate gli anni del rapimento Moro e il dibattere dei tragici cinquantacinque giorni?




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