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Infrazione depuratori
venerdì 17 aprile 2015

da m.altamura.regionali2015@gmail.com


La direttiva 91/271/CEE del 21 maggio 1991 regolamenta il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, oltre al trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali. L’intento della normativa europea è quello di proteggere l'ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi delle acque reflue.
La Corte di giustizia europea – dichiara Monica Altamura, candidata consigliera Regione Puglia per il MoVimento 5 Stelle - ha, più volte, sanzionato l’Italia. Nella causa C-565/10, la Repubblica Italiana è stata condannata per aver omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati che scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane conformemente all’articolo 3 di tale direttiva. Sempre nella stessa causa, l’Italia è stata condannata per aver omesso di prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle variazioni stagionali di carico nell’agglomerato.

Nella causa C-85/13 – prosegue Altamura (M5S) – l’Italia è stata condannata con le stesse motivazioni e di recente, con Procedura di infrazione 2014-2059, il nostro Paese è finito nuovamente sotto la lente dell’UE per la mancata attuazione della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane.
Tra gli agglomerati sottoposti a questa procedura d’infrazione, 4 ricadono nel territorio jonico: San Giorgio Jonico, Castellaneta Marina, Ginosa Marina e Montemesola.

Il carico attribuito a questo agglomerato è diminuito drasticamente, senza che alcuna giustificazione sia stata fornita. Finché tale circostanza non sarà spiegata, questo agglomerato sarà considerato non conforme agli articoli 3 e 4.

Particolarmente grave è la situazione dell’agglomerato di San Giorgio Jonico: non tutto il carico generato, infatti, è raccolto e una parte del carico raccolto non è inviato a trattamento. Inoltre, un numero insufficiente di campioni è stato trasmesso (solo 6 campioni invece che 12).

Rivolgo un appello accorato ai miei concittadini – conclude Altamura (M5S) – diffidate dalle promesse elettorali di coloro i quali, avendo la possibilità di rimediare a questo scempio, nulla hanno fatto per questo territorio. Serve un cambiamento, metteteci alla prova!


Monica Altamura, candidata consigliera Regione Puglia per il MoVimento 5 Stelle




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