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BCC: MONTECITORIO CAMBIA IL DESTINO DI 24 BANCHE PUGLIESI

mercoledì 23 marzo 2016

da Valerio L'Abbate
Assistente Deputato Giuseppe L'Abbate





 

Il decreto approvato alla Camera tocca anche altri aspetti delle sistema bancario. Dura opposizione del Movimento 5 Stelle. Per il deputato pugliese L’Abbate (M5S), “si smantella l’ultimo presidio del credito sul territorio”

 

 

Con 351 voti favorevoli e 180 contrari, la Camera ha votato la fiducia al governo sul decreto che riforma le banche di credito cooperativo e istituisce una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs). L’approvazione definitiva è attesa in settimana, poi il decreto andrà in Senato dove dovrebbe essere convertito in legge al più tardi il 7 aprile. In Puglia, la riforma riguarderà ben 24 banche per un totale di 129 sportelli, in primis la Cassa Rurale ed Artigiana di Castellana Grotte (13 filiali), la Bcc di Alberobello e Sammichele di Bari (11 sedi) e la Bcc di Cassano delle Murge e Tolve (11 sportelli). Dura l’opposizione del Movimento 5 Stelle che ha ostacolato con tutti gli strumenti parlamentari l’approvazione del provvedimento.

 

“Il decreto Bcc-Gacs smantella, di fatto, l’ultima fortezza del credito di territorio, del risparmio mutualistico e solidaristico – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) – Il sistema delle banche di credito cooperativo (circa 360), infatti, sarà costretto a finire sotto il controllo di una holding unica SpA. La holding, di norma, dovrebbe essere controllata, a livello di capitale, dalle stesse Bcc vincolate ad essa da un ‘patto di coesione’. Però, in caso di difficoltà patrimoniali o di sostenibilità finanziaria – continua il parlamentare 5 Stelle – il Mef potrà decidere di aprire liberamente la holding a capitali diversi da quelli mutualistici, anche a quelli speculativi del modello ‘Banca SpA’ che ha generato la grande crisi del 2008. In definitiva, l’ultimo bastione del credito mutualistico finisce così in mano ai soliti noti”.

 

Le Bcc più grandi, con almeno 200 milioni di patrimonio netto, potranno invece rifiutare il “giogo” della holding (way out), ma dovranno scindersi tra una cooperativa che terrà le riserve indivisibili e una SpA con licenza bancaria che avrà un patrimonio ridotto e margini di guadagno pressoché deboli in questa fase storica. Le Bcc più piccole, al contempo, dovranno aggregarsi a una maggiore e delegare ad essa, ovvero alla sua SpA, l’attività bancaria se vorranno uscire dal controllo della holding. Secondo il “patto di coesione”, la holding sarà più invadente nella governance e nella gestione della singola Bcc quanto più quest’ultima sarà in difficoltà dal punto di vista patrimoniale e del bilancio. Ad oggi, sono circa una cinquantina le Bcc in difficoltà patrimoniale.

 

Tra le modifiche che interessano direttamente la riforma, c'è la norma che estende la garanzia sulle cartolarizzazioni delle sofferenze (Gacs) agli intermediari finanziari, iscritti all'albo della Banca d'Italia. Di conseguenza il fondo istituito nello stato di previsione del Mef passa da 100 milioni di euro a 120 milioni. “Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà alla copertura pubblica delle nefandezze dei manager bancari sull’utilizzo del credito – prosegue Giuseppe L’Abbate (M5S) – e, al contempo, abbiamo richiesto di utilizzare il credito di imposta per le svalutazioni delle sofferenze delle quattro banche sottoposte al decreto 138 ‘Salva Banche’, un altro regalo da circa 700 milioni, per risarcire i risparmiatori traditi. Incredibile, infine, come questa maggioranza sia stata in grado di raccontare come un vantaggio per i consumatori – continua il parlamentare 5 Stelle – una norma sull’anatocismo che sembra più a favore delle banche che dei cittadini”. Il riferimento è alla modifica Pelillo-Boccadutri (PD) che ha reintrodotto per legge la capitalizzazione degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi sugli interessi. “È vero che la maturazione degli interessi sarà solo annuale sia per quelli a credito che per quelli a debito, e quindi non più trimestrale – conclude L’Abbate (M5S) – Se il correntista, però, è incapiente e non può saldarli prima del 1 marzo, saranno addebitati sul conto e entreranno nella ‘sorte capitale’”.





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