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Comunicazioni Movimento 5 Stelle
martedì 8 novembre 2016

- De Lorenzis: AP, Emiliano rispetti referendum
- De Lorenzis : Emiliano svende la Puglia per scalare il Partito!
- Pedicini: le menzogne di Gianni Pittella su referendum e estrazioni petrolifere
- L’Abbate, pesca: sempre più urgenti misure strutturali per risollevare il comparto
- Gasdotto Tap: l'UE risponde ad un'interrogazione di Pedicini e D'Amato





da Giovanni Vianello

Collaboratore del cittadino portavoce Diego De Lorenzis

 

 

Acquedotto Pugliese: Ente pubblico o Multiutility?

De Lorenzis (M5S): Emiliano rispetti referendum

 

Sono ormai numerose le voci che si rincorrono in questi mesi in merito al futuro dell’Acquedotto più grande d’Europa. Possibili privatizzazioni, la formazione di una multiutility, lo slogan di acquedotto del Sud, le trattative con l’Albania per istituire una multinazionale dell’Acqua. Sull’argomento interviene il deputato pugliese Diego De Lorenzis, capogruppo del M5S in Commissione Trasporti alla Camera.

 

“La gestione del servizio idrico deve tornare ad essere gestita da un ente di diritto pubblico:” - dichiara il portavoce M5S Diego De Lorenzis - “la volontà che ha mosso oltre 37 milioni di italiani nel 2011, di cui 2 milioni in puglia, è stata chiarissima. Il finto centrosinistra, prima con Vendola e ora con Emiliano, continua a disattendere la volontà popolare sovrana secondo la nostra Costituzione e addirittura va in direzione opposta ipotizzando l’ingresso di soggetti privati e la fusione con altre aziende di servizi, in stile multiutility!”

 

“In quale programma elettorale, il Pd ha dichiarato questa intenzione? In quale sagra e con chi, Emiliano ha concordato questa posizione? I referendum del 2011 chiedevano di togliere il profitto dalla gestione dell’acqua e di escludere il servizio idrico da logiche di mercato, perché l’acqua è un diritto inalienabile di ogni essere umano essenziale alla vita e alla salute: un bene comune, dell’umanità intesa come collettività!” - continua De Lorenzis - “Tra non molti mesi scadrà la concessione di AqP Spa e ancora oggi il Governo Regionale di Emiliano continua a speculare sul servizio idrico in Puglia per trovare il modo di fare il favore a qualche privato forse in cambio di una campagna elettorale per il Parlamento. Tra depuratori malfunzionanti che inquinano i nostri splendidi mari e le meravigliose aree protette, agglomerati urbani ancora sprovvisti del servizio di distribuzione, fognatura e depurazione, sprechi in mancato riutilizzo delle acque depurate in agricoltura, ci sarebbe ampio margine per migliorare un servizio pubblico fondamentale per i pugliesi e la bostra economia! Il PD preferisce invece trattare il nostro acquedotto come un oggetto di sua proprietà da barattare in favore di interessi privati e particolari. Eppure spesso la cronaca ci mostra i continui disagi dovuti al taglio del servizio alle famiglie in difficoltà: ennesima dimostrazione che in Puglia, il Diritto universale di accesso all’Acqua non è garantito, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia sancito un minimo vitale garantito pro capite di 50 litri al giorno di acqua potabile.”

 

“Renzi continua a spingere verso il mercato e verso le privatizzazioni. Emiliano, in finta contrapposizione, segue la stessa strada quando invece dovrebbe ripubblicizzare l’acquedotto per rispettare i suoi datori di lavoro: i pugliesi e la rete di associazioni - come il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune - che dal basso si sono impegnati sul tema! È evidente che manca” - conclude il portavoce pugliese del M5S, Diego De Lorenzis - “la volontà politica di rispettare l’esito referendario cioè la volontà degli italiani espressa nei referendum del 2011, ma non siamo stupiti dell’incoerenza e alla disonestà dei partiti che in campagna elettorale promettono agli italiani con slogan vuoti l’esatto contrario di quanto poi compiono quando sono al potere trattandoli come sudditi!”

 

 

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da Giovanni Vianello

Collaboratore del cittadino portavoce Diego De Lorenzis

 

 

 

Aeroporti di Puglia: fusione con Gesac

De Lorenzis (M5S): Emiliano svende la Puglia per scalare il Partito!

 

 

Aeroporti di Puglia Spa ha un utile da 1 milione e 300 mila euro e un traffico passeggeri in costantemente in aumento, tuttavia continuano a rincorrersi le dichiarazioni del Governo regionale pugliese che darebbero ormai avviata la fusione con il gestore GESAC Spa dell’aeroporto di Napoli. Sull’argomento interviene il deputato pugliese Diego De Lorenzis, capogruppo del M5S in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati.

 

“Emiliano svende la Puglia per scalare il Partito!” - dichiara il portavoce M5S Diego De Lorenzis - “In primis, dovrebbe dirci in quale programma elettorale era inserito questo punto e per quali ragioni è una priorità: in quale sua sagra, i pugliesi hanno chiesto questa fantasiosa operazione?”

 

“In secondo luogo, se Emiliano, da finto governatore di Centro-Sinistra, vuole privatizzare Aeroporti di Puglia, cioè vendere qualcosa che appartiene ai Pugliesi, non certo a lui o al PD, dimostri con uno o più studi indipendenti e inoppugnabili, che comprenda una seria analisi ex ante del rapporto tra i costi e i benefici, non solo in termini economici, che l’operazione sarà conveniente per i pugliesi. Emiliano deve stare molto attento a fare operazioni con i beni pubblici. I pugliesi stanno ancora aspettando la ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese in ottemperanza al referendum del 2011!”

 

F2i “Fondi Italiani per le Infrastrutture” è un fondo istituzionale che ha al suo interno istituti di diritto privato come Cassa Depositi e Prestiti, banche come Intesa ed Unicredit, Ardian società d'investimento in Europa, Nord America e Asia, ben 5 fondazioni bancarie e 2 casse di previdenza.

 

“E’ invece molto facile comprendere chi potrebbe guadagnarci qualcosa dalla fusione di una società a capitale interamente pubblico che fa utili, AdP, e Gesac, nel cui assetto societario ci sono azionisti privati attraverso il fondo di F2i! E’ plausibile il sospetto che Emiliano voglia fare qualche “regalo” alle banche e ai privati, magari in vista di una prossima campagna elettorale per le elezioni politiche, che qualcuno dovrà finanziare ricambiando favori, in perfetto stile Renzi! Anzi incredibilmente, superando in arroganza pure il Presidente del Consiglio, dato che non ha neanche il pudore di fare questa svendita tramite una fondazione come spesso fanno i politici di professione!”

 

Si vocifera che Tiziano Onesti, uomo vicinissimo ad Emiliano che dovrebbe prendere il posto di Acierno.

“Inoltre, Emiliano preferisce piazzare suoi uomini invece di effettuare nomine trasparenti e meritocratiche.” - continua De Lorenzis - “E’ evidente che Emiliano fa solo finta di contrastare Renzi dato che invece ne condivide i metodi e si comporta nella stessa maniera! Favori a lobby private e la poca trasparenza nelle nomine pubbliche, devono essere evidentemente una caratteristica obbligatoria per diventare dirigente del PD”

 

“Trasparenza, coerenza e onestà sono imprescindibili per favorire il bene comune dei pugliesi. Emiliano, come tutto il PD, invece agisce in maniera diametralmente opposta: nei temi importanti come acqua, rifiuti e ambiente, energia e industria, sanità, trasporti e infrastrutture, l’opacità è la caratteristica principale del Presidente della Regione Puglia. La vicenda della presunta fusione degli Aeroporti di Puglia” - conclude il portavoce pugliese del M5S, Diego De Lorenzis - “è l’ennesima dimostrazione che il Partito Democratico, anche a livello locale, non può e non vuole rappresentare gli interessi della collettività alla quale chiedono solo il voto, ma sono l’espressione di interessi personali e particolari!”

 

 

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PIERNICOLA PEDICINI - Eurodeputato del M5S

Coordinatore della Commissione ambiente e sanità


 

GLI SCONTATI PROCLAMI DI GIANNI PITTELLA TRA MENZOGNE SUL REFERENDUM, TITOLO V E ESTRAZIONI PETROLIFERE

 

Leggiamo tutti i giorni le mielate e scontate esternazioni di Gianni Pittella, sulla sua attività politica e sul suo sostegno al governo Renzi e alla troika di Bruxelles.

Puntualmente emerge dai suoi racconti che, dopo 35 anni di potere politico ed elettoralistico, non ha più argomenti da proporre e la sua credibilità funziona a malapena solo tra gli amici e i supporter e per gli intrecci, sicuramente ad altissimo livello, che ha alimentato grazie ai ruoli pubblici ricoperti durante la ricca e lunga carriera.

Tant'è che, nonostante la sua scaltrezza, fa addirittura tenerezza vedere che si lancia in ripetitive promesse, proclami, proposte, elucubrazioni e critiche alla situazione italiana ed europea, come se fosse un giovane politico alla prima esperienza.

E' evidente che ogni volta si arrampica sugli specchi e non gli crede più nessuno, ad esclusione di chi, per una ragione o per un'altra, gli deve essere riconoscente e ha bisogno di ossequiarlo per qualche motivo. E' anche chiaro che recita un ruolo patteggiato con Renzi e con chi da circa venti anni lo ha voluto a Bruxelles.

Per queste ragioni, finora lo abbiamo quasi del tutto ignorato.

Se interveniamo oggi, è perché non possiamo accettare che in vista del referendum del 4 dicembre, si sia lanciato in affermazioni fuorvianti e non vere riferite a vari punti e, tra questi, al tema delle estrazioni del petrolio in Basilicata.

Lo ha fatto il 4 novembre scorso durante una conferenza stampa a Potenza.

"Se passa il sì alla riforma - ha detto Pittella - la Basilicata deve stare tranquilla, perché una cosa è la politica energetica, l'altra cosa è la politica estrattiva che rimarrebbe in capo alla Regione". Niente di più falso. Se passa il sì, i cittadini e le istituzioni pubbliche della Basilicata non avranno più nessuno spazio per decidere cosa fare o non fare in materia di estrazioni petrolifere o di altre numerose e delicate questioni come, ad esempio, il deposito di rifiuti nucleari che, anni fa, si voleva collocare nelle grotte di salgemma di Scanzano Jonico nel Materano.

Inoltre va aggiunto che già ora, con la legge Sblocca Italia, imposta da Renzi e dal Pd e condivisa dai fratelli Pittella (Marcello è governatore della Basilicata), sono stati circoscritti di molto i margini decisionali in mano alle istituzioni locali e quindi ai cittadini. Basti pensare ai permessi che il governo ha dato ultimamente per le ricerche del petrolio nello Jonio e nell'Adriatico.

Con la "de-forma", che vorrebbero far passare Renzi, Verdini, Boschi e le lobby bancarie, finanziarie e petrolifere, qualsiasi voce in capitolo delle realtà locali verrebbe annullata.

Tutto si deciderebbe a Roma, a Bruxelles o in qualche ufficio di multinazionali in mano ai poteri forti.

Infatti, la revisione del Titolo V, che è inserita nei quesiti del referendum, stravolgerebbe il rapporto tra enti, accentrando i poteri e scavalcando ogni forma di concertazione con i territori in tema di ambiente, infrastrutture ed energia. Anche attraverso la cosiddetta “clausola di supremazia”, tutta nelle mani del governo centrale.

Quindi Pittella, nonché presidente del gruppo S&D a Bruxelles, non dire menzogne.

Potremmo risponderti anche su altre frottole che hai raccontato in conferenza stampa: sul risparmio dei costi, sui nuovi strumenti di democrazia diretta e sui passi avanti dell'Italia che, secondo te, si rafforzerebbe in Europa, ma non lo facciamo perché ancora una volta sono solo slogan e chiacchiere renziste che i cittadini sono stanchi di sentire.

 

Ufficio comunicazione - Cellulare 3920460174

 

PIERNICOLA PEDICINI - Eurodeputato del M5S

 

 

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da Valerio L'Abbate
Assistente Deputato Giuseppe L’Abbate

 

PESCA: SEMPRE PIÙ URGENTI MISURE STRUTTURALI PER RISOLLEVARE IL COMPARTO

 

L’imperante crisi del comparto ittico costringe gli operatori alle proteste ma per il deputato pugliese L’Abbate (M5S) servono interventi mirati a coniugare il sostegno alle piccole e medie imprese e la salvaguardia delle risorse ittiche

 

Il perpetrare una politica industriale di medio e lungo periodo che, a cominciare dalla ripartizione delle quote di tonno rosso aumentate di recente, continua a non privilegiare le piccole e medie imprese italiane che usano sistemi di pesca sostenibili e che tutelano le produzioni Made in Italy contro il pescato d’importazione e le lobby dei Grandi Armatori ha portato il mondo della pesca a protestare dinanzi a Montecitorio. L’obiettivo, ovviamente, è superare l’imperante crisi del comparto.

“Al contrario di quanto dichiara il Partito Democratico, che sventola la bandiera dei grandi passi in avanti compiuti dal Governo sulle politiche del settore ittico, la pesca purtroppo viene ancora colpevolmente ritenuta la cenerentola dell’agenda nazionale – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Come più volte suggerito dal Movimento 5 Stelle, servono misure strutturali in grado di supportare gli operatori del comparto anche attraverso l’ottimizzazione dell’uso delle risorse previste dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca in modo da realizzare interventi di rilancio delle imprese, di sostegno al reddito, di promozione e facilitazione dell’accesso al credito, di incentivazione delle operazioni di microcredito e di diffusione degli strumenti assicurativi e di mutualità. Ciò che serve ai pescatori – continua L’Abbate (M5S) – non sono i convegni e le passerelle dei politici in cerca di visibilità ma adeguati indennizzi per le aziende danneggiate da fenomeni metereologici, agevolazioni fiscali ed ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti, l’intervento dello Stato nelle sedi Ue affinché si privilegi la redistribuzione a favore dei sistemi di pesca più sostenibili, in particolare quelli inclusi nella piccola e media pesca. Gli interventi mirati a sostegno dei pescatori sul piano sociale devono procedere di pari passo con politiche di tutela del mare e salvaguardia delle risorse ittiche, rivedendo anche i  metodi di cattura e il fermo biologico”.  

 

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PIERNICOLA PEDICINI E ROSA D'AMATO

Eurodeputati del M5S


Ufficio comunicazione - 5 NOVEMBRE 2016

 

GASDOTTO TAP, L'UE RISPONDE AD UN'INTERROGAZIONE DI PEDICINI E D'AMATO E SVELA LE NUMEROSE INADEMPIENZE DEL GOVERNO ITALIANO

 

La Commissione europea inizia a svelare i numerosi punti oscuri e le inadempienze del governo italiano rispetto alla realizzazione del Tap, il gasdotto transnazionale che dall'Albania dovrebbe approdare sulle coste del Salento in Puglia.

La notizia è contenuta nella risposta ad un'interrogazione parlamentare degli eurodeputati del M5S Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato.

In particolare, la Commissione Ue ha comunicato che "non è ancora in grado di valutare le misure previste per i problemi di impatto ambientale a seguito della realizzazione del Tap, perché il governo italiano non ha ancora presentato il proprio programma di misure così come richiesto dalla direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (Msfd). La direttiva - ha precisato la Commissione europea - prende in considerazione gli impatti delle attività umane sull’ambiente marino e impone agli Stati membri di elaborare strategie, nonché misure, per attenuarli".

Oltre a questo, nella risposta è stato sottolineato che "l'impatto ambientale relativo alla realizzazione del Tap, dovrebbe essere valutato nell'ambito della direttiva sulla Valutazione d’impatto ambientale (Via) e che nell’effettuare tale valutazione, l’Italia dovrebbe anche tener conto del nuovo Piano paesaggistico pugliese (Pptr)".

La Commissione ha, poi, sottolineato che "l’inclusione dei gasdotti nella legislazione Ue è oggetto di uno studio legato all'applicazione della direttiva europea Seveso III sul pericolo di incidenti rilevanti. A seguito di ciò, se occorre, saranno promossi confronti tra Stati confinanti in materia di sicurezza dei gasdotti ai sensi della Convenzione sugli effetti transfrontalieri degli incidenti industriali".

"Le risposte della Commissione Ue - hanno commentato i due eurodeputati M5S Pedicini e D'Amato - confermano che avevamo visto giusto e che era necessario presentare l'interrogazione per far accendere i riflettori europei sui numerosi motivi che dovrebbero spingere l'Italia e l'Ue a bloccare la realizzazione del Tap. Ora ci aspettiamo che il governo italiano dia delle risposte immediate a quanto evidenziato dalla Commissione europea e rispetti le normative violate.

Va anche considerato - hanno concluso Pedicini e D'Amato - che il tracciato del gasdotto passa a pochi chilometri dai Siti d'interesse comunitario (Sic) 'Le Cesine' e 'Alimini', due laghi in provincia di Lecce, e che il progetto ha già ottenuto parere negativo di Valutazione d'impatto ambientale (Via) dal ministero dei Beni culturali e del turismo. Inoltre, esso è carente rispetto alle prospezioni geologiche nel tratto off-shore della condotta e non fornisce studi sul rischio di venuta a contatto dell’acqua marina con la falda acquifera".

 

Ufficio comunicazione - Cellulare 3920460174

 

PIERNICOLA PEDICINI E ROSA D'AMATO

Eurodeputati del M5S

 

 

 




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